martedì 17 dicembre 2013

Sex and The Paese III -Ti lego e poi ti amo





E’ così: viviamo in un megamondo esasperato e universalizzante in cui tutti devono essere connessi gli uni agli altri. Io, però, sono orgogliosa di poter affermare che i veri legami si creano davvero all’interno di un paesino minuto come quello in cui abito.
Qui, i rapporti personali sono fondamentali, quasi morbosi, e si tramandano di generazione in generazione con estremo rispetto: non v’è famiglia che non ne abbia un’altra come “socia”, non v’è persona che, cadendo sulle strisce pedonali, non verrebbe soccorsa seduta stante da qualcuno di sua conoscenza.
Essere così fortemente uniti dà un senso di sicurezza, sì, ma lo stesso non si può dire quando si parla dei singoli uomini: anche nel paese, ormai, si è diffusa la sindrome del disimpegno.
La mia mica Brigitte, per esempio, stava uscendo da poco con un tipo che sembrava decente. Non un rospo, non un menomato mentale, non un chiodo (ormai siamo costrette a elencare i non-difetti invece dei pregi).  Niente: il ragazzo le ha fatto capire che non vuole sentirsi legato.
Stessa cosa vale per Una Persona Che Conosco. Prima uscita con un torello appena conosciuto: sembrava promettente, ma si è rivelato un linkofobico. Da scaricare al momento.
…Però a questi fanciulli piaceva sentirsi legati quando le mie amiche usavano corde e sciarpe o anche solo le proprie mani per possederli a livello fisico! In quel caso, non si capisce bene il perché, la paura di avere un contatto con l’altra persona spariva ed essi si sottomettevano di buon grado alle pratiche più intime e più restrittive.
Perché gli uomini credono che il piacere di essere legati a letto non possa corrispondere a quello di avere un legame nella vita, con qualcuno che, magari, ricambia il piacere? Bisogna per forza trombarsi mezzo mondo per trovare un uomo al quale piaccia avere un rapporto sentimentale, o dovremo addirittura esplorare gli universi sessuali marziani per iniziare una relazione non brutta, non stupida, non superficiale?
Il fatto che una donna esca con un uomo che le piace, ultimamente, nella mente semplice dell’uomo sembra corrispondere a una sorta di proposta di matrimonio enormemente precoce, dalla quale fuggire al più presto –naturalmente, non prima di aver sfruttato le doti di domatrice della ragazza. A questo punto, viene da chiedersi se non sia il caso di conformarsi all’andazzo generale e di smetterla di ricercare amore laddove dovremmo aspettarci solo uno sfrenato desiderio di bondage.

Io dico: se sul materasso ti piace essere legato come una mummia egiziana, prima o dopo dovrai dimostrarmi tanta passione quanta ne ebbe Antonio per Cleopatra. Quindi fai bene ad aver paura, perché i legami si formano, pro o contro la nostra volontà, anche dopo un’unica stantuffata (che finezza), e quando i giochi sono fatti… è assai difficile che nessuno si faccia male.
La trombamicizia non esiste. Né le donne né gli uomini –a meno che non siano molto stronzi- ne sono capaci. Inutile dettare regole e credere di poterne essere appagati. Fare sesso significa unirsi: qualcuno ha il coraggio di negarlo? Se sì, la prossima volta scriverò un post sugli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia.
Oggi voglio semplicemente concludere dicendo a tutti che, nel caso in cui qualcuno abbia inventato un preservativo per l’anima, non gli converrebbe brevettarlo, perché tanto non funzionerebbe. Sarebbe più utile un nastro infrangibile, da far scorrere tra le persone: a quel punto i rapporti sarebbero allo scoperto e, al momento di attraversare la strada, quello con cui hai scopato la sera prima non potrebbe evitare di salutarti.
C’è il nastro che vi lega.


martedì 10 dicembre 2013

Sex and The Paese II -Sulla bocca di tutti





Nei paesi piuttosto piccoli, com’è noto, il passatempo preferito delle persone è parlare, parlare, parlare.
Da un estremo all’altro della piazza, in ogni momento della giornata, si sentiranno risuonare saluti appassionati abbinati a soprannomi ormai leggendari, mentre il crocicchio tra il bar e il municipio è il sito perfetto per chiacchiere un po’ più intime.
L’importante è che se ne parli: con questo presupposto, fatti e confidenze che dovrebbero rimanere segreti fanno il giro del mondo in ottanta secondi. Insomma, tutto è sulla bocca di tutti –tranne ciò che dovrebbe veramente esserci, ovvero il sesso, benché questo muova l’inizio di tutte le relazioni. Cosicché risulta impossibile pensare che quelle bocche che tanto vengono utilizzate per sparlare di ciò che fanno gli altri siano usate anche per altri scopi.
Eppure si mormora che il sesso orale sia sempre sulla cresta dell’onda, se mi passate l’immagine. Certo non tra gli over fifty, per i quali il rapporto andrebbe consumato al buio, in silenzio e rapidamente il più possibile –della serie: minimo sforzo, massimo rendimento. Ma, tra i cittadini nati tra il ’68 e l’’86, le cose sono un tantino diverse, per fortuna, e soprattutto per fortuna di noi donne. Forse non c’era bisogno di adottare le labbra a canotto per svelare orgogliosamente all’intero pianeta che anche alle donne piace giocare a pin-pom, però è comunque una conquista, un atto d’emancipazione che, di recente, viene ricambiato senza storie dagli uomini.
La disparità, purtroppo, rimane tanta: anche in questo caso sembra che le donne non siano altezza –non si è mai abbastanza depilate, abbastanza linde, abbastanza coinvolte oppure troppo coinvolte-, mentre i cari uomini possono sfoggiare calippi spinosi come cactus ed esuberanti come la fontana di piazza di Spagna –per loro è naturale, sono maschi.
Ma perché non ci dimentichiamo per un’oretta che siamo di questo o di quel genere e non usiamo la bocca per fare del bene all’umanità, invece di continuare a sputare sentenze fino a tarda notte? Arriva un momento in cui, stando zitti, si ottengono risultati migliori che blaterando di spesa, ufficio, figli, scuola….

Infine, l’oralità ci aiuta ancora a tramandare storie e tradizioni di famiglia, ma non ci aiuta anche al cinema Celestini, tra coperte e lenzuolini, nel superare il divario che c’è tra uomini e donne, o tra persone diverse?
Io credo di sì. In fin dei conti, se ci si pensa bene, il sesso è sempre sesso, anche se non se ne parla apertamente.
E l’amore è sempre amore, che sia tra uomo e donna, tra persone dello stesso sesso, tra un cinese e un africano… Di amore, però, vale sempre la pena parlare. Non è un pettegolezzo, non è una prurigine, è la storia migliore che si possa tramandare: iniziamo a farlo oralmente.




martedì 3 dicembre 2013

SEX AND THE PAESE





La spiritosa Carrie Bradshaw, abitando nella metropoli di New York, poteva permettersi di parlare liberamente della vita sessuale degli altri.
A noi che risiediamo in un paese piccolo, questa libertà non è concessa, ma io direi che vale la pena di prendersela e di finirla con i falsi moralismi sul sesso: lo fanno tutti, è un dato oggettivo, quindi non è che, non parlandone, il “fenomeno” scompare.
Il problema è proprio questo: il sex nel paese è da sempre un argomento tabù, tra i più giovani come tra gli anziani, passando per tutti gli adulti di mezza età che fingono che la sessualità non esista se non per la procreazione. Alle medie, il mio insegnante saltava con cura il capitolo dedicato all’apparato riproduttivo; alle riunioni per adolescenti, la dottoressa mancava casualmente tutti gli incontri sul coito; in casa, la nonna arrossiva per una semplice  barzelletta dal vago sapore erotico.
Erotico uguale eretico, ecco come viene visto il sesso all’ombra del campanile.
Però, per pura fatalità, era sempre nei dintorni della chiesa che si andava a pomiciare (forse per spirito di contraddizione, forse per blasfemia, o forse solo perché, di sera, il campanile non fa ombra, ma buio pesto).
In un paese di quindicimila anime, inoltre, tutti sanno tutto di tutti, e il giudizio ne è la conseguenza immediata, sussurrata, perpetrata agli angoli del mercato. Se una ragazza ha tradito il fidanzato, o ha avuto un’avventura da una botta e via, o è tornata da una vacanza esotica con la “pagnotta nel forno”, dopo poche ore lo sa mezzo paese –il quale avrà premura di diffondere la pruriginosa novella all’altra metà nel giro di una settimana.
Se le stesse cose accadono a un uomo, peraltro, il pettegolezzo muore circoscritto da commenti del tipo:”E’ sempre stato un farfallone, come il padre, poveretto, che ha fatto le sue, in gioventù!”. Quindi, l’uomo figura come il Rocco Siffredi della situazione, anche se è stato uno stronzo mai visto, mentre la donna a stento viene accettata nei locali pubblici e non viene candidata per recitare la parte della Vecchia durante il falò del 6 gennaio solo perché la caccia alle streghe comporta oramai uno sforzo fisico eccessivo.
Il sesso nel paese è una questione sessista, nascosta, quasi un affare sporco: qualcosa di cui è meglio non parlare e di cui non bisognerebbe avere immagini chiare, soprattutto se si hanno meno di trent’anni e non si è sposati.
Ritengo che nel 2014 un simile atteggiamento sia patetico, ridicolo, controproducente –è inutile prendersela con i figli che rimangono incinti a16 anni se non gli si parla di contraccezione! In più, sarebbe fico sapere se quello che fai tu lo fanno anche gli altri, se ti sei inventato una nuova tecnica amatoria o se era già sulla piazza, se magari esiste qualche modo nuovo di affrontare lenzuola un po’ vecchiette.
Di cosa parliamo la prossima volta? Scegliete voi: posizioni, sesso orale o cibi e bevande ad uso po-porno?
Credo proprio che ci divertiremo molto, insieme, nelle prossime settimane. E’ lo spirito giusto per prepararsi al Natale con tutti i crismi.
Agatha Christie scrisse La morte nel villaggio? Noi risponderemo con Il sesso nel paese.



mercoledì 27 novembre 2013

La settimana comincia male, disse quello che doveva essere impiccato lunedì





La settimana comincia male, disse quello che doveva essere impiccato lunedì.
In effetti, il lunedì è sempre un giorno di feci, ma io non sottovaluterei nemmeno la domenica sera o il martedì mattina: nelle ultime quarantott’ore, infatti, mi sono successe cose talmente scandalose, che ho dovuto ripristinare la discografia anteguerra di Vasco Rossi, giusto per immaginare come si sta dopo aver tirato su una striscia di borotalco allucinogeno.

Dico che le ultime ore della mia vita (cioè, non le ultime-ultime, le più recenti, ecco) non sono state facili, ma in realtà dovrei dire che non lo sono stati gli ultimi mesi, o addirittura gli ultimi anni: sì, cari miei, la vita è davvero un gran casino. Per dirlo come lo canterebbe Vasco: La realtà ti preme addosso, ce l’hai sopra e ce l’hai sotto! Potrei affermare che l’esistenza di una persona, dal momento in cui esce dall’asilo, è un perenne, enorme lunedì, fatto di tutti i merdosi sentimenti che gentilmente lo accompagnano: ansia, tristezza, noia, paura di…, astinenza, depression, senso del tutto che scorre mentre noi restiamo uguali –sempre i soliti storditi di fronte alla orripilante bellezza della vita. (Cacchio, detto così fa proprio paura!)
D’altronde, non si può rimanere all’asilo per un’intera esistenza. La mamma e il papà prima o poi si smarronano di mantenerti, oppure, se riesci a concentrare i tuoi unici due neuroni in un punto fisso del cervello, sei tu che ti smarroni di esser mantenuto; con l’età arrivano la libertà, il diploma, il lavoro (scusate, questo solo per il 60 % dei giovani italiani), le proposte di matrimonio, le serate pazze, i buoni libri, il gran sesso e una cosa via l’altra. E’ vero, il lunedì fa schifo, ma il resto della settimana passa in frettissima, ed è per questo che bisogna cogliere ogni occasione di piacere anche nei restanti giorni, feriali o festivi che siano. Per me la settimana marcava male, ma, per esempio, uno dei miei alunni ieri ha preso 7 nel tema, Yaia ha avuto una degnissima serata con un ragazzo dal corpo stupendo (da quanto ho capito), e poi arriverà il mercoledì, Giorno dell’architetto sexy, e poi il venerdì, Giorno di cene e di rinnovati voti d’amicizia. Ed ogni giorno andremo in palestra, dove uomini sudati trascureranno gli esercizi per osservare noi donne sullo step, facendoci sentire come Dee della Fertilità, e non come Pachidermi. E’ chiaro: se devo pensare alla vita come a una jungla, preferisco vedermici in veste di tigre o di scaltra scimmietta che in quella di lento panzone grigio che schiaccia ogni cosa.

Se devo pensare alla vita come a una settimana, credo che la vivrei a bomba dall’inizio alla fine, anche il lunedì.
E pazienza se qualcosa va storto: si vede che doveva andare così, disse la vecchia guardando il marito a cui s’incendiavano i capelli.   


martedì 19 novembre 2013

Se gli piaci, ti chiamerà. Adesso!







C’è un film molto carino, uscito qualche anno fa, che s’intitola La verità è che non gli piaci abbastanza. Già dal titolo si dovrebbe capire il tono della vicenda: ragazze con la mente obnubilata dall’infatuazione non si accorgono che i ragazzi a cui corrono dietro non le cagano per un motivo preciso, e cioè perché loro, le fanciulle, non piacciono abbastanza ai rispettivi uomini.
Detto in parole povere: se piaci a un ragazzo, lui ti chiama. Anche se è naufragato su un’isola del Pacifico e per contattarti deve cavalcare gli squali a pelo, peggio che in Cast Away. Anche se è inseguito da Terminator 2. Anche se l’hanno preso a Masterchef e sta per dare il didietro a Gordon Ramsey: se gli piaci, nell’estremo momento di dolore previsto da quest’ultima opzione egli urlerà talmente forte che il suo richiamo attraverserà i continenti e ti raggiungerà come l’ululato di Buck nella natura selvaggia.
Ma se lui vive in un raggio di cinquecento chilometri –stando larghini-, non sta per farsi deflorare analmente, non sta precipitando con l’aereo e comunque non ti chiama…. La verità è che non gli piaci abbastanza.
Detto alla Sex and The City: lui non è interessato a te.

Ora, perché noi donne facciamo tanta fatica ad accettare un concetto così semplice? Non si tratta di un complesso problema teologico, filologico o filosofico, no: è un semplice dato di fatto. Gli piaci? Ti chiava, ops, ti chiama.
Non gli piaci? Non ti chiama, e nemmeno l’altra cosa, oppure l’altra cosa sì, ma poi ti chiava in senso lato, ovvero mollandoti in senso dritto.
Quante volte una donna deve sentirsi dire no ed interpretarlo come un forse sì, anzi, scusa, avevo una pecora brogna incastrata nell’esofago e ciò mi ha fatto dire no anziché sì ma volevo dire sì, certo, assolutamente!... prima di rendersi conto che per gli uomini no è N-O, negazione, negativo, nisba, non voglio vederti/sentirti/trombarti/presentarti in casa/cosarti!...?
Non lo so. E vi assicuro che non parlo per cattiveria: ci sono passata anch’io. E grazie al cielo quel bastardo mi ha lasciata e mai più cercata, così ho potuto credere che fosse imploso a causa di una scorpacciata di ribes e fagocitato dal suo stesso intestino.
Ma so per certo che, se mi fossi impuntata, avrei continuato per mesi e mesi e mesi ed altri mesi della mia SACRA VITA a ipotizzare cosa mai volesse dire quella frase, quella risposta, quella domanda. Mi accompagni in macchina alle prove della band? avrà forse significato Ho un disperato bisogno di vederti. Non riesco a smettere di pensarti. Usciamo di nuovo insieme, ti prego! E non fermare la macchina fino alla prima chiesa che trovi, perché ho una sorpresina d’oro per te…
Ho solo due parole per esprimere ciò che sento in questo momento: mamma-mia.
Ma anche: grazie-Signore-grazie (se esisti), perché sono riuscita a capire che, se con i vestiti, in tempo di crisi, si tende a spendere il meno possibile e ad avere il massimo rendimento, e ci si affezione e non li si vorrebbe buttare mai, con gli uomini la cosa dev’essere diversa, perché la moneta d’acquisto non sono meri euri, ma siamo noi. Il compagno che ci scegliamo è direttamente proporzionale al valore che diamo a noi stesse. Se una vuole uscire con un coglione che non la cerca mai, evidentemente pensa di meritarsi questo: un coglione che non la cerca mai. Per mia immensa fortuna (e anche un po’ d’astuzia), io mi accompagno ad un uomo meraviglioso, bello, intelligente, spiritoso e follemente innamorato di me da metà della sua vita. So anch’io che non ce ne sono tanti in giro, di uomini così, ma è come dire: se non c’è niente di buono da mangiare in casa, allora mangi la merda del gatto?

Però, a un certo punto, alzo le mani: tutti i gusti sono gusti, diceva il gatto leccandosi il cul. 

martedì 12 novembre 2013

Il primo appuntamento







Il primo appuntamento, come tutte le cose che si fanno per la prima volta, provoca sempre una dose di stress inaudita.
Quando una donna esce con un uomo, magari dopo molto tempo che non le capita, è doppiamente sotto pressione, anzi, triplamente, centuplicatamente… Diciamo pure che è sotto stress “alla enne”, perché a noi non basta essere nate con la maledizione del ciclo e del parto: no, noi dobbiamo anche rispondere ad aspettative sulla nostra bellezza e “seducenza” che sfiorano livelli a dir poco ridicoli.
Indi per cui, ci si ritrova davanti ad un armadio straripante a piagnucolare:Non ho niente da mettermi… Oppure si ricopre un brufolo microscopico con otto strati di fondotinta, terra, blush e ghiaino, tanto che alla fine, invece che un brufolo, l’innocua escrescenza sembra il fungo in cui abita il Grande Puffo.
Roba da urlare fino a far scoppiare tutte le noci di cocco appese alle palme dei Caraibi.

Secondo i miei studi sul campo, l’ansia da primo appuntamento traccia una linea ascendente sul piano cartesiano della nostra vita –almeno, fino ai trent’anni circa, quando poi torna inesorabilmente giù. Ecco come risultano essere gli atteggiamenti nei confronti delle prime uscite per donne in varie fasce d’età (sondaggio svoltosi tra le mie ormai note conoscenti, a loro insaputa):
-adolescente: fibrillazione
-ragazza con il 2 davanti: ansia, ansia, ansia
-donna alla terza decade: noia totale

Da adolescenti, il preliminare occupa tutto lo spazio immaginativo che renderà l’appuntamento speciale. Ore ed ore di speranze precedono la fatidica richiesta di lui; altre ore sono necessarie per scegliere il vestito giusto; almeno dieci ore sono dedicate a fantasticare con le amiche sulla scena del primo bacio.
L’adolescente maschio, prima del date, si lava velocemente i denti perché spera di riuscire a infilarle la lingua in bocca.

La ragazza tra i venti e i trenta è il soggetto messo peggio.
Dato che si avvicina a una fase della vita in cui sembra che tutte le altre abbiano già: scopato, inanellato un uomo all’altare, avuto figli e trovato il lavoro più figo del mondo, si inizia a domandarsi cosa c’è di sbagliato in se stesse e a dubitare della propria persona.
Tale insicurezza aumenta dopo un certo numero di uscite sbagliate/disastrose/trombevoli senza seguito. E ciò induce la donna ad accettare appuntamenti con i tipi più strampalati, dal Gargoyle all’esse-ti-erre-onzo nudo e crudo.
Un simile comportamento include anche il darla subito, nel timore che il non farlo possa suscitare dubbi, nell’accompagnatore, sulla eterosessualità dell’amica e sula sua “apertura” mentale.
Lui, comunque, si  lava velocemente i denti perché spera di inoltrare la lingua a mo’ di formichiere nella tana della compagna.

Le donne che hanno superato i trenta, piuttosto di andare ad un appuntamento al buio si farebbero levare un rene senza anestesia, perché ne hanno viste tante di cose strane sotto il sole! e sanno che, contro ogni aspettativa, la prima uscita sarà una vera emme-e-rda. Per quanto si vestano bene, si trucchino sapientemente e preparino una lista mentale di argomenti di cui parlare per non far languire la situation, l’uomo over trenta fallirà –misero- la missione di condurre una conversazione decente e di far sentire a proprio agio la partner, finendo col metterle la lingua in bocca. E nessuno sa se un uomo che vive da solo si lavi davvero i denti prima di uscire.


Dunque, in ogni caso, se non altro, visto che gli uomini campano meno di noi, ci ritroveremo nel club delle over novanta a sbiascicare castagne stracotte in una sera di San Martino come questa, e a rimembrare quanto fosse divertente, benché duro, quel periodo della nostra vita in cui si avevano dei primi appuntamenti. I  maschi superstiti, seduti in poltrona, avranno solo la parte dura da ricordare. Nostalgia, nostalgia canaglia…

martedì 5 novembre 2013

I MIGLIORI RACCONTI SESSUALI MAI UDITI DA ORECCHIO UMANO



D’accordo.
Se devo parlare di pene d’amore, lo faccio adesso o mai più.
Ma lo farò abbassando il tiro, o meglio: abbassando lo sguardo al “tiro”.
Una poetessa di cui non ricordo il nome affermava che i pensieri delle donne nascono dal petto e viaggiano verso l’alto, mentre quelli degli uomini nascono dalla testa e viaggiano verso il basso. Una Persona Che Conosco ritiene invece che i pensieri degli uomini non abbiano nemmeno un’origine così nobile come la mente, ma siano invece generati direttamente dal loro roseo amico ai piani bassi e lì si fermino.
Credo si a vero.
E, per confermare questa tesi, voglio condividere con voi alcuni dei migliori racconti sessuali accumulati nel corso di tanti anni di confidenze, aventi per protagonisti uomini all’apparenza normali, che poi si sono rivelati per quello che erano: nient’altro che un uccello attaccato a un corpo umano, con l’aggiunta casuale di un neurone vagante.

Primo.
Il miglior racconto sessuale mi deriva da Una Persona Che Conosco, esperta di uomini balordi.
Il balordo in questione la affascinò spagnoleggiando, bevendo insieme a lei, ma ebbe un piccolo incidente di percorso –e proprio sul più bello: diciamo che non tentò nemmeno di raggiungere il gabinetto, essendo concentrato su un’attività effettivamente impegnativa a livello fisico.
Immagina la scena.
Da allora, la Persona Che Conosco diffida sempre dei tipi spavaldi che rifiutano il pipì stop.

Secondo.
Si guadagna il secondo posto della classifica il signor Sfilatino. Lo hanno assaggiato alcune mie amiche e mi hanno riportato una descrizione assai vivida delle sue abilità: sembra che faccia l’amore come un operaio bendato con un martello pneumatico impazzito tra le mani. Inoltre, Sfilatino va annoverato per le dimensioni: roba da far invidia ad Abatantuono.

Terzo.
Il terzo racconto narra dell’uomo che apprezzava particolarmente i piercing. Lei ne aveva uno, e non si aspettava che un’innocente pallina d’oro sarebbe stata accolta con tanto candido stupore…

Quarto.
Sul quarto gradino del podio (il mio podio è diverso da quelli comunemente utilizzati) posizioniamo Random, ma solo perché ha un bellissimo soprannome, nato durante una serata in cui, in mancanza d’altro, Glade minacciò di farsi tutti i presenti a random, ovvero a tabula rasa. E di lì a poco toccò a lui.

Il quinto racconto sessuale coinvolge tutti coloro che hanno approcciato –chi con dolcezza, chi con minor garbatezza- alla porta posteriore delle mie amiche.
Scene del tipo: siamo in intimità, tu mi sali sulla schiena e… “ehi!” E lui: “aaaaah…” oppure: “Ops”.
Cose dell’altro mondo.
Sono certa, però, che almeno una delle mie amiche ha reagito davvero male e gli ha  ricambiato pan per focaccia –non scendo nei dettagli, ma vi consiglio di tenere a portata di mano, sul comodino per esempio, un tubetto di vasellina per ogni evenienza.

Ecco, credo che questi siano i top racconti sexual che mi siano mai stati fatti, o almeno i più divertenti.
Non dico che degli episodi sparsi collochino tutto il genere maschile al di sotto della media, in quanto a QI, ma sicuramente non li confermano come déi del sesso né come esseri intelligenti a livello emotivo (il ragazzo del piercing precoce avrebbe sicuramente bisogno di una mano, o perlomeno di un cleenex.)

Dopotutto, però, mi rendo conto che ci assomigliamo: quando il corpo lavora, la testa perde tutte le sue funzioni, sia per i maschi sia per le femmine, con l’unica differenza che, più tardi, finito l’impeachment, un barlume di assennatezza torna a splendere nella mente delle donne, e ci reniamo conto della gravità della situazione.

Beata inconsapevolezza.