martedì 18 marzo 2014

Guardati e dillo: I like me



Chi mi ha conosciuto di persona, sa che la magrezza non è una delle mie caratteristiche prevalenti.
A volte, per consolarmi, mi immagino matrona di una tribù hawaiana, una di quelle che venera le donne grasse, e l’immagine , perlomeno, mi regala un momento divertente.
La realtà è che il problema è tutto nella mia testa: la bilancia della farmacia (sulla quale sono salita dopo vari appostamenti, quando in giro non c’era nessuno) mi ha detto che sono normopeso. A quel punto, mi è crollato il mondo addosso: anni e anni di paranoie straordinarie… non servivano. Non erano necessari, perché, se in alcuni periodi ero un po’ sovrappeso, per la maggior parte del tempo sono stata una persona normalissima.
E allora perché mi sono preoccupata così tanto? Perché lo specchio mi diceva cose diverse da quelle che potevo tranquillamente verificare osservandomi dal vivo? Se tutte le ragazze che conosco hanno lo stesso problema, e ce l’hanno, mi sento di dir loro qualcosina.
Siamo burrose e splendide, come suole affermare l’amica Mirella. A volte non siamo nemmeno burrose, ma comunque splendide. Perdiamo il nostro preziosissimo tempo a cospargerci di creme snellenti come se dovessimo passare dal buco di una serratura strettissima, e non ci rendiamo conto che quel buco di serratura è la nostra vita, e che nessuno ci passa agilmente: non sarà una crema a risolvere la questione.
Magari non sarà nemmeno la crema pasticciera! Ma la mia riflessione è: perché non accettare il fatto che siamo gnocche anche con qualche curva un po’ più accentuata rispetto alle tavole da surf che si vedono sui giornali? I difetti sono belli, mi sono sempre piaciuti… Ci danno modo di crescere, perché se ci manca qualcosa siamo costretti a notarlo, a indagare su noi stessi, a ricercare quel particolare che ci sfugge… Oppure, siamo costretti a farne a meno e a vivere un’esistenza dignitosa con ciò che ci è toccato.
A me sono toccate braccia da scaricatore di porto, capelli fiacchi, occhi da talpona e fianchi da gallinotta, e vi assicuro che vivo una vita molto più che dignitosa: dignitosa a bomba. Sì,  a ventotto anni, finalmente, riesco a dirmi: mi piace quello che ho. I like me. Chissenefrega del fianco da gallinotta… E’ un fianco, perdio, non è mica un corno in mezzo alla fronte! (Sarei carina in versione unicorno? O minipony?)
Trasportando la questione sul terreno uomini, cosa che mi infastidisce alquanto, vi posso garantire che quei beoti non fanno caso al braccio penzolante o al pelo superfluo: quando si arriva al momento X, a loro interessa solo una cosa, e non fa nulla se per arrivarci devono usare un tom tom da quanto siete larghe. Il loro problema non è trovare una donna figa, ma trovare una donna –anche se la frase poteva avere risvolti differenti. E con che criterio stabiliamo chi lo è e chi non lo è? Credo che, in certi momenti, un bel travestito sia più donna di me.
A ognuno piace qualcosa di diverso, ma siccome non possiamo conoscere i gusti di ogni singola persona che cammina sul pianeta, tanto vale darsi una calmata e piacersi. Uno lo nota, se ti fai schifo: meglio sistemarsi per benino, scegliere un vestito che ci faccia sentire al settimo cielo e, prima di uscire di casa, pensare a quanto è fico vivere. In questo modo, i chili di troppo dovrebbero risultare esaltati dalla nostra personalità travolgente.
E forse si rischia perfino di trovare un uomo che ha bisogno di indicazioni stradali.

Rimettetelo al mondo, babies.

martedì 11 marzo 2014

LA RUBRICA DELLE WEEKAVVENTURE


Torna a grande richiesta (mia) la Rubrica delle Weekavventure. Condividiamo con ironia le traversie di ogni giorno!

LUNEDì ho dovuto riportare in classe una delle mie giovani alunne a cui insegno italiano, perché non mi ascoltava nemmeno di striscio. E’ stata una dura lotta, ma se avessi ceduto a metà strada mi avrebbe guardato con lo stesso rispetto che un infante nutre per il proprio vasino. Ce l’ho fatta, tra lusinghe e minacce, sudando tanto che neanche una lezione di spinning…
MARTEDì ho incontrato la giovane alunna al supermercato. Mi è corsa incontro e ci siamo lanciate l’una nelle braccia dell’altra chiedendoci scusa reciprocamente e promettendoci amicizia eterna.
MERCOLEDì ho provato i bastoncini di salmone. Il merluzzo e il salmone sono la stessa cosa? Perché i bastoncini di salmone hanno lo stesso identico sapore degli altri. Ora, non so se il merluzzo risalga la corrente allo stesso modo del suo roseo amico affumicato, ma il mio palato ha gradito e mi è balenata l’idea che potrei dimagrire mangiando solo bastoncini rosa, d’ora in poi. (Quanti pesci in questo paragrafo! Provate a trovarli: oltre al salmone e al merluzzo ne ho inserito un altro a tradimento! Che mattacchiona che sono.)
GIOVEDì sono andata dalla sarta, le ho abbracciato le ginocchia e l’ho implorata di aiutarmi con il mio vestito da sposa. Dovrò combattere per le scarpe e per la pettinatura (non vorrei ritrovarmi con una cofana di sei metri e dei riccioli da quacchero sulle tempie) ma credo di averla convinta nel momento in cui l’ho messa al corrente dei miei quattro lavori precari e della mia forte miopia.
Altri direbbero semplicemente che le ho fatto pietà.
VENERDì ho guardato il film Ho voglia di te ed ho avuto un pensiero solenne per tutte le braccia rubate all’agricoltura che adesso lavorano nella cinematografia.
SABATO ho battuto il mercato –anche se detta così sembra che ne abbia ricavato del denaro facile. In realtà, ho speso qualche obolo per un adorabile vestitino: è incredibile quanta gioia mi dia l’acquisto di un abito così semplice, firmato AL..mani. Devo avere qualche problema mentale a riguardo, una specie di cleptomania sbagliata (visto che non so rubare… mannaggia. E sì che sono italiana…).
SABATO sera sono uscita con Yaa -che era di pessimo umore- Glade e Sole. Siamo finite in una pizzeria con Karaoke e l’umore di Yaia è definitivamente precipitato quando una coppia (intonata come un capannone pieno di asinelli affamati) si è massa a cantare ‘O sarracino.
DOMENICA ho mangiato tre pasticcini che erano una follia omicida di bontà; poi sono andata dai miei nipoti e abbiamo giocato al mimo per tutta la sera. Se dieci anni fa mi avessero detto che mi sarei ridotta così, non avrei creduto a una sola parola, però che forte sono al mimo?! Nessuno saprebbe battermi nell’imitazione di una giostra calcinculo.
Son soddisfazioni.


martedì 4 marzo 2014

ABITO DA SPOSA (ESAUSTA) CERCASI


Non lo credevo possibile, davvero, non lo credevo affatto possibile.
Ma… sì: alla fine, la follia da abito da sposa ha preso anche me ed ora sono in un mare di guai di chiffon.
La malattia me l’ha trasmessa mia mamma, è evidente, ma il contagio non è avvenuto repentinamente. No. La cosa si è infilata subdola nella mia tranquilla esistenza, mi ha limato ai fianchi per mesi ed infine… BAM ! Dieci giorni fa circa sono crollata.
Vuoi perché ero ammalata sul serio, quindi debilitata, debole nel corpo e nello spirito, vuoi per una remora mia nel dire No a mia madre, piissima donna: fatto sta che ho detto yes al primo atelier e da allora è una lotta col coltello tra i denti per non lasciarmi convincere a comprare un vero “vestito da sposa”.

Perché io, ragazzi e ragazze, non sono così, non sono SPOSA. Non mi si addice l’abito di una tinta candida: a me questo aggettivo fa venire subito in mente una malattia venerea. Non indosserò mai una di quelle mongolfiere ribaltate e rivestite di raso: va bene che è carnevale, ma per maggio vorrei essere uscita dal tunnel.
Dico queste cose con il massimo rispetto nei confronti di chi ha scelto quella che io ho definito mongolfiera ribaltata. Ognuno ha il sacrosanto diritto di mettersi addosso ciò che preferisce nel giorno del suo matrimonio, così come in ogni altro giorno della propria vita. Detto questo, ora vi faccio l’elenco dei modelli che ho provato io e del perché adesso mi sento male.
Abito a sirena. L’ho provato per far piacere al mio futuro marito. Lui, pur essendo architetto, non ha la minima idea di cosa sia la regola aurea che stabilisce le giuste proporzioni di qualsiasi figura, altrimenti non avrebbe proposto a una donna alta un metro e una gatta di polvere di infilarsi un vestito adatto solo al corpo della Nike di Samotracia. Comunque, l’ho fatto lo stesso, mi sono strizzata fino all’inverosimile ed il risultato allo specchio era pari alla resurrezione di Lazzaro: sembravo una mummia di pessimo umore invecchiata di cinquant’anni.
Abito corto: l’unico che mi abbia dato un po’ di soddisfazione. Alcuni però eran così gonfi che avrei potuto spiccare il volo alla prima brezza di primavera. Ok nascondere i fianchi, ma non voglio sembrare un bignè viola.
Abito alla Kate Middleton. Maniche in pizzo, gonna a trapezio. Velo. Glade mi ha detto che sembravo Santa Lucia.
Abito con scollo all’americana. Voi tutti sapete quanto io sia carente di senato, sul davanti del mio petto. Bè, posso assicurarvi che lo scollo all’americana imbottito fa miracoli. Anche troppi. Mio padre si è spaventato e ho dovuto toglierlo in gran fretta.
Abito in stile impero. Sembravo gravida.
Abito romantico con capello appositamente raccolto dalla commessa: mi mancava solo l’aureola. La mia espressione nauseata ha rovinato l’effetto, sicuro.
Abiti colorati: ne ho provati di Armani, di Alberta Ferretti… naturalmente, in un outlet. Uno mi stringeva sulla pancia, un altro era troppo sbracciato…
Insomma, a quanto pare, per ora l’abito dei miei sogni esiste solo nella mia testa e su un foglio stropicciato. Forse mi interessa poco di ciò che indosserò mentre sposo l’uomo perfetto che è l’architetto sexy, o forse mi interessa troppo!
Ma ecco che mi chiamano… è la sarta…
Chi vivrà, vedrà.



martedì 25 febbraio 2014

Zitella 2.0

Ovvero: una nuova frontiera del fai-da-te per la divina single


Un tempo, le donne che non si sposavano entro una certa età diventavano monache, oppure venivano considerate streghe, ovvero personaggi strambi, oscuri –tipo: se la conosci , la eviti.
Nell’antico regno della ragione e della misura che era la Grecia classica, di donne nubili ce n’erano tante, e forse erano un po’ più rispettate, ma avevano comunque un ruolo che giustificasse l’assenza di un uomo nella loro vita: divenivano pertanto sacerdotesse con poteri di preveggenza, o cortigiane impassibili, ; solo le più fortunate, a mio avviso, rientravano nella leggenda come donne libere di vivere la propria zittellaggine a loro piacimento:  vedi le Amazzoni, le Amadriadi o, ancora meglio, le Baccanti.
Le mie amiche single, in realtà, non sono scontente di esserlo. Glade afferma che, ai giorni nostri, non si pone più nemmeno il “problema” della zitella acida, perché, superati ormai i tabù comportamentali riguardanti la sessualità femminile (hai voglia, se son superati!), oggidì le ragazze e le signore più mature sono tranquillamente attive pur rimanendo senza un compagno fisso anche per anni. La zitella del duemila, insomma, mi viene descritta come una donna indipendente abituata a badare a se stessa e a non render conto a nessuno per tutto ciò che fa e non fa.
Non mi sembra una condizione deprecabile, anzi. Come mi ha confidato Una Persona Che Conosco, chi glielo fa fare di accogliere nella propria già completa vita un estraneo, e di adattarsi alle abitudini di un’altra vita –che, oltretutto, vanno ad interferire con le proprie, già assodate, abitudini da single? Perché prodigarsi affinché “vada bene”, quando ci si può divertire con le amiche, con la famiglia, con i propri interessi, spesso molto più interessanti e stimolanti rispetto a quelli che si avrebbero in coppia?
A tal proposito, forse la più onesta è Yaia. Lei vuole davvero una storia, ma è difficile, al momento, così si dispera! Non fa finta di bastare a se stessa e ammette senza sforzo che fare a maglia non era precisamente il tipo di attività che aveva in mente di svolgere a ventotto anni. Yaia vuole un uomo, Glade alterna momenti in cui il papà è l’uomo più fantastico del mondo ad altri in cui … vuole un uomo, Una Persona Che Conosco non vuole un uomo… li vuole tutti. Ed io le ammiro in toto, non tanto perché vivono la singletudine con ironia e una pazienza infinita, ma perché sono donne del loro tempo, obbligate ad avere a che fare con uomini del loro tempo e a farsi spazio con le unghie e con i denti affinché sia loro riconosciuta una dignità a sé stante, non sempre dipendente da quella di un uomo.
Mi sono immaginata le mie amiche nelle vesti di divinità greche e romane. Glade la vedo come una specie di Minerva, dea della ragione e della guerra combattuta con astuzia, senza violenza, sposatasi solo per sua scelta e trasformata in leone insieme al marito.
Una Persona Che Conosco potrebbe essere la ninfa Calipso, beatamente stanziata sulla propria lussureggiante isola sulla quale ogni tanto passa qualche intelligentone di Ulisse, solo che, nel caso odierno, è la ninfa stessa a mandare via il bietolone, esasperata.
Yaia sarebbe una perfetta dea dell’amore, una Venere nel corpo e nello spirito, piena di figli e di passioni.
Io, in tutto questo bailamme, mi vedo piccola Pollon (ormai non tanto piccola), sbalordita di fronte alla varietà divina –non tanto dissimile da quella umana. Nel mio caso, la Pollon de noantri farebbe un uso un tantino eccessivo di quella particolare polverina bianca che serve a darti l’allegria. E’ una società dura, ragazzi…
Infine, propongo una visione d’insieme: considerato che le donne vivono in media un bel po’ di anni più degli uomini, ne deduciamo che tra un po’ di decenni rimarremo sole a parlottare tra noi e, forse, a condividere un appartamentino in centro e quattro tocchi di formaggio per pranzo. Non assomiglieremo alla Arpie perché l’esercizio fisico perpetrato nel tempo ci avrà mantenuto in forma, e andremo all’aperitivo senza denti, ciucciando dalle solite cannucce colorate. Certo, alcune, pur di non sposarsi, si saranno trasformate in ragni, alberi o fiumi, altre si saranno maritate otto volte come Elizabeth Taylor, ma che vuoi farci? Metteremo queste belle avventure dentro il nostro trolley di Louis Vuitton e ce ne andremo a casa a guardare Sex and The Paese.
Amiche.



martedì 18 febbraio 2014

Un segreto-non-segreto



Ieri sera, guardando un film in cui un uomo single si recava a una festa e cercava di abbordare molto goffamente delle ragazze, mi sono messa a pensare a quanto debba essere difficile e pesante, per un uomo, dover sostenere ogni volta il ruolo di “quello che ci prova”.
Chiaro: se sei un bel figo, è facile. Le donne non rifiutano mai un bel figo. Ma se sei appena meno che figo, che tattica usi per farti notare? Cosa vuole una donna al primo approccio? Come si fa ad andare lì e a dirle: Mi piaci… senza offendere le sue amiche, sua mamma o il suo smisurato ego (che vorrebbe sentirsi dire: Sei la donna più bella, intelligente, simpatica ed empatica della festa, anzi del mondo)???
Le donne sono abituate ad esser cacciate -mentre in realtà decidiamo noi, con sguardi ed atteggiamenti del corpo, da chi vogliamo essere abbordate e da chi no. Solo che leggere questi segnali dev’essere molto arduo, soprattutto da parte di una categoria di persone che pensano che non esistano altri colori all’infuori del giallo, del rosso e del blu.
Ho posto la domanda agli uomini di mia conoscenza: come fate a scegliere quale donna avvicinare, in un luogo pubblico o in qualsiasi situazione propizia? Non ho usato proprio queste parole, più che altro per evitare associazioni di idee tipo propizie-prepuzio, cosa che li avrebbe fatti ridere come adolescenti nello spogliatoio e avrebbe impedito a me di cavare un ragno dal buco.
Invece, per fortuna mia e vostra, il ragno è uscito, ed era anche bello grosso, del tipo: BOUMMM!!! Senza offesa per i maschi (forse questa frase dovevo scriverla cinquantuno o cinquantadue post fa), ma non mi aspettavo che le risposte fossero così fataliste, così… sturm und drang, ecco. Della serie, lo senti quando è quella giusta. Sono rimasta venti minuti davanti allo schermo cercando di far tornare in sede le mie sopracciglia inarcate, dopo aver letto che la maggior parte degli uomini che conosco, quando esce a cuccare, parte dal presupposto che nel cuore ha una sola e unica donna, che non è la madre, e che ricerca sempre lo stesso modello –molto somigliante alla madre-, però inconsciamente, come se la cosa fosse sospinta da una forza superiore. L’istinto. Una sensazione.
Io credevo si trattasse di semplice chimica, di feromoni: da quello che mi risulta, per le donne è così… Stai a vedere che adesso sono gli uomini ad avere un approccio più mentale all’accoppiamento!
Invece, per gli intervistati il sesso c’entra poco. Non è una tetta scoperta ad attirarli, o un vestito succinto, o un comportamento da Statale 11. Magari per una “avventura” sì, ma da chi tornano? Continuano a tornare da quella che si muoveva in un certo modo, magari brutta, ma elegante, dalla ragazza stilosa, grassottella ma originale, dalla donna intelligente che sa come farti ridere e come entrarti in testa.
Ciò è consolatorio. Mi spinge a credere nelle coppie imprevedibili e nel fatto che ci sia speranza per tutti. A questo punto, però, sono quasi certa che il problema maggiore ce lo creiamo noi donne con la nostra insicurezza. Ormai siamo talmente abituate a guardare con scetticismo all’amore, che quando ci capita veramente non lo riconosciamo, oppure giriamo la testa dall’altra parte per paura di soffrire ancora.
Noi donne viviamo a pugni stretti, ma tanto tempo fa (non così tanto) una donna di altissima intelligenza ci disse in uno dei suoi libri che la donna è pace, è estranea alla guerra.
Tu cosa vuoi nella tua vita? Pace o guerra?

E comportanti di conseguenza, perdio.

martedì 11 febbraio 2014

Il potente spettacolo





Cari amici vicini e lontani –come diceva un grande presentatore del passato-, questo è il cinquantatreesimo post che pubblico sul mio blog: da un anno, ormai, vi ho aperto la mia testa matta e vi ho lasciati entrare nel mio mondo.
Non è come l’esplosione di una stella o la nascita di un bambino, ma è stato comunque un momento indescrivibile per me. E’ stato come viaggiare da sola pur sentendo accanto, intorno, dentro e sopra ed attaccata a me una miriade di altre persone, che mi hanno sussurrato ed urlato nelle orecchie, oppure chiamato, spalmato di miele e zucchero, a volte spruzzato d’acqua fresca.
Le parole, come sapete tutti, sono importanti dal mio punto di vista, ed è quello che spero di avervi dato: parole di speranza, parole per ridere, parole dure ma vere. Non pietre ma palle di neve, non braci roventi ma prelibati bocconi appena usciti dal forno, non accecanti arcobaleni ma, forse, delicate farfalle tropicali. E’ il mio punto di vista, e, dato che nella realtà io non ci vedo chiaro, ho voluto condividere con voi quello che vede il mio cuore.

Finita la parte melliflua dell’anniversario del blog, direi che è ora di tirare le somme. Avevamo iniziato a conoscere alcune delle donne della mia vita –Glade, Yaia, Una Persona Che Conosco, Sole… mia mamma… Poi la mia tendenza a divagare ci ha portati un po’ più lontano del previsto, ma voglio offrirvi una carrellata veloce delle loro situazioni, giusto per riprendere il filo.
La bella Glade quest’anno ha conosciuto qualcuno, qualcuno che forse è davvero importante. Si tratta di un ragazzo molto diverso da lei (della serie, il diavolo e l’acqua santa), però col tempo stanno scoprendo di non riuscire a distinguere bene chi interpreta il diavolo e chi l’acqua santa. Mentre ci riflettono, i mesi passano, ed io ho un leggero presentimento.
Yaia ha avuto un ultimo dell’anno movimentato ed ora sta cercando di mettere un po’ d’ordine nella sua vita (come tutti, del resto). La grande falla nel piano è che tutto è caos nell’esistenza umana, quindi lottiamo per una causa persa. Yaia, ti propongo un impegno per i prossimi mesi: proviamo a trasformarci entrambe… Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: fcciamolo anche noi! Seguiamo l’onda… lasciamo che il vento ci sospinga, ed infine sfruttiamo l’energia degli elementi per risorgere a nuova vita.
E’ un discorso sparafleshato, ma chi può capirlo se non delle appassionate di Baricco?
Una Persona Che Conosco ha cambiato luogo di lavoro di qualche metro: questo l’ha sconvolta, eppure il suo smalto luminoso rimane, appena appena opacizzato, e sembra pronto a scoppiettare in mille particelle frizzantine alla prima occasione. Attualmente, ella sta incanalando la sua carica di carabina nell’organizzazione del mio addio al nubilato e devo dire che mai persona è stata più idonea allo scopo. Sta anche pensando di tagliare i capelli. Io approvo: rimarrebbe in ogni caso la donna più bella del paese.
Sole ha subito un trauma, nei mesi scorsi. Cose che una donna rispettabile non dovrebbe nemmeno immaginare di dover affrontare! Sigh… abbiamo avuto un aperitivo anche troppo analcolico, circa un mese e mezzo fa; tra poco sarà il nostro compleanno ed io ho tutte le intenzioni di recuperare i gradi di fermentazione lasciati per strada. Tanto non guido.
Finiamo in bellezza col mio Architetto Sexy, qui ammalato sul divano. Non so come faccia, ma vi assicuro che sprizza sensualità da tutti i pori a dispetto dell’influenza. Lui e Jude Law sono gli unici due esseri umani ai quali le borse sotto gli occhi donino, benché siano formato Birkin.
Ora, alla luce di tutte queste situazioni che ci uniscono (tanti auguri, Vasco), posso dire solo una cosa: grazie per avermele donate, grazie per aver trovato dieci minuti, il venerdì sera, per raccontarmele, grazie per aver solo letto e pensato qualcosa di me. Non voglio lasciare una traccia immortale, ma visto che il potente spettacolo comunque continua, voglio dire il mio verso con tutte le parole che ho.
Continuate a parlarmi, se ciò vi dà piacere, e del mio verso farete parte anche voi, oggi, domani e per tutto il tempo in cui saremo presenti su questo potente palcoscenico chiamato vita.


martedì 4 febbraio 2014

Ragazze intrecciate


Quando, nell’ormai lontano 1999 , Angelina Jolie interpretò una pazza drogata, vinse l’Oscar, e ancora non sapeva che nella sua vita era previsto un Brad Pitt.
Noi, ragazze interrotte di oggi, con l’aggravante dei social network che mettono in bella vista tutta la nostra devastazione emotiva, non solo non abbiamo un Brad –barbuto e seguace di Gandhi- nel portfolio, ma non riceviamo alcun premio per le nostre interpretazioni drammatiche, tanto più che non si tratta affatto di interpretazioni: spesso la vita di una donna è una merda con lo zucchero a velo sopra, e tocca mangiarla lo stesso, e mandar giù con il massimo gusto possibile.
L’immagine che ho appena offerto è quanto di più disgustoso io abbia mai messo per iscritto, ma è la dura realtà. Sin dal giorno del matrimonio dei nostri genitori, se c’è stato, siamo state ripudiate a priori al grido di Auguri e figli maschi; poi, durante l’infanzia, abbiamo dovuto sgomitare non solo per riuscire ad acchiappare la merenda prima di quel biondo bastardo, ma anche per poter svolgere quelle attività che ci spettavano di diritto –sto parlando del calcio, della batteria, della corsa, della chitarra elettrica…-, ma che sono sempre state riservate ai maschietti.
Crescendo, le cose non migliorano: dovunque una donna si giri, vede porte sbarrate… nella politica come nell’economia, nella medicina e nelle gare sportive, passando per le cariche più alte in un’azienda o in un ufficio… lei deve sempre faticare. Perfino per non diventare mamma, deve faticare. E, quando decide di esserlo, il mondo intero sembra volerla dissociare dalla realtà e da se stessa.
Se a questa situazione “disagevole” aggiungiamo i cosiddetti problemi di cuore… non ne usciamo vive. L’esistenza di una ragazza è tempestata di saliscendi sentimentali, rotture, pensieri a notte fonda, tali che anche la quotidianità ne risulta compromessa. Vi sarà sicuramente capitato di svegliarvi la mattina, dopo otto ore di capriole e avvitamenti tra le lenzuola, con una faccia da sopravvissute in cui le occhiaie fungono da gommoni salvagente. La testa di una donna non si ferma proprio mai. Nemmeno la lingua, direbbero gli unici tre uomini superstiti della mia famiglia.
E che ci possiamo fare? Siamo passionali, o meglio, siamo abituate ad esternare le nostre emozioni, spesso esagerando ed inscenando una piazzata alla napoletana che neanche il Boss delle Cerimonie…
Io credo sia il bello di essere donna. E che sarebbe bello anche per gli uomini. Ogni tanto, mi è successo d’incontrarne uno che sapesse riconoscere i propri movimenti interiori –senza correre subito in bagno-, e che li affrontasse e me li lasciasse scorgere in superficie. Il migliore in questa attività lo sposo tra tre mesi. Questo non mi mette al riparo dal meraviglioso intreccio che mi unisce al mondo delle donne, né voglio che ciò accada: non merito un premio perché sto per sposarmi, ma perché ho combattuto ogni santo giorno della mia vita per quello che volevo diventare, come facciamo tutte.

E non mi considero una donna con le palle. Sono gli uomini che non hanno la vagina, e questo, dicano la verità, ha sempre dato loro fastidio.