martedì 15 aprile 2014

Single: chi ve lo fa fare di ricominciare?


Domenica pomeriggio sono andata a camminare con Glade lungo il fiume.
Per un cinquecento metri ci siamo illuse reciprocamente di essere atletiche e di avere una carnagione dorata come non mai, poi abbiamo visto una coppietta passeggiare, tutta vestita a festa, e Glade ha espresso il suo sicuro giudizio: Primo appuntamento.
Qui, il tema della conversazione si è focalizzato in maniera irreparabile sulla fatica che fa una donna single a ricominciare ogni volta da capo. Con un uomo, s’intende. E devo dire che, ragazze, avete tutta la mia ammirazione.

Secondo le mie amiche single, una donna che esce per la prima volta con un uomo –magari dopo la fine di una storia storica, magari dopo parecchio tempo che non “esce”, magari dopo averlo appena conosciuto- è soggetta a due diversi tipi di stress (oltre a quello, naturale, dovuto all’ansia da performance): lo stress provocato dalla paura che il proprio aspetto fisico non piaccia, e quello emotivo.
Lo stress da Devo farmi vedere nuda da un uomo che non è il mio ex rappresenta un enorme ostacolo alla ripresa delle normali relazioni sociali di una donna che vuole rimettersi sulla piazza. E sapete perché? Perché dalle femmine ci si aspetta sempre la perfezione assoluta. Noi non dovremmo mai avere peli se non sulle sopracciglia, né grasso se non nelle tette, né secernere secrezioni di alcun tipo se non in determinate circostanze in cui, così facendo, appaghiamo l’ego dell’uomo.
Detto questo, mi si conferma che una single che si appresta ad uscire, nelle quarantottore (ma come diavolo si scrive?) prima dell’appuntamento, sarà impegnata in:
-cerette laser che, volendo, brucia anche carie e papille gustative
-lampada abbronzante (fatela con gli occhi chiusi o i vostri bulbi oculari diverranno uova sode9
-parrucchiera (ne usciranno chiome degno del Re Leone dopo la lotta con Scar)
-mani e pedicure, possibilmente in tinta, possibilmente abbastanza costose da farti già odiare un po’ l’uomo con cui stai per uscire
-dieta detox (?)
-shopping disperato e vagamente isterico
-pulizie a fondo di casa, cosa che può sfociare in un ottimo sport, se ci si mette la giusta energia e se si ascolta il cd con la musica più truzza degli anni Novanta.
In seguito a queste torture, a cui ci si sottopone consenzienti, il risultato è spesso molto diverso da quello che si voleva ottenere: la depilazione lascia a desiderare, il capello si abbassa tristemente dopo nemmeno un’ora, mani e piedi si seccano tempo zero –manco avessimo percorso scalze e penitenti il cammino di Santiago.
Pazienza, c’è la forza psicologica che spinge avanti la single in prima uscita… Non è vero. Una signora che deve vedere per cena uno appena conosciuto è in preda ad un’agitazione che, in media, si raggiunge solo nei giorni pre-ciclo, oppure un attimo prima di entrare all’orale, alla maturità. Domande, dubbi e desideri si accavallano nella mente già bella ingombra di pippe tipica della donna: gli piacerò come persona? Di cosa parleremo? E se poi non mi richiama? E se cerca di baciarmi? E se… e poi… e perché…
Insomma, un’agonia.
Infine, c’è il problema che, ora come ora, la maggior parte delle mie amiche single non ha nessuna voglia di “rimettersi in gioco” (così inneggiano le riviste femminili, la nostra rovina). Glade, Una Persona Che Conosco, Yaia… sono tutte ragazze abituate a badare a se stesse, con un lavoro, abitudini, tempi propri… Chi glielo fa afre di lasciar entrare un uomo nella loro routine, dandogli spazio, adattandosi a lui e cercando di fargli capire quali sono le loro esigenze?
Incontrarsi è difficile. Bisogno parlarsi, raccontarsi i trascorsi, scendere a compromessi quando non sarebbe davvero il caso e rischiare. Investire tempo, energie, cuore. Ne vale la pena? Quanto è alta la percentuale di coppie che si incontrano, così, per caso, ai giorni nostri, e che rimangono unite, diventano famiglia, diventano una cosa sola? Non molto, o almeno questo è ciò che emerge dalle statistiche.
Io non so cosa dire per indurvi a continuare a tentare. Vorrei che tutti fossero felici, dal punto di vista sentimentale, come me. Ma io non so se, al  posto di una mia amica single, mi comporterei con tanto ottimismo. Per questo ho davvero stima di chi ricomincia ogni volta, pur sapendo che il rischio di soffrire c’è, ed è in agguato.

Solo, ritengo che , stando così le cose, i maschi si debbano dare una bella svegliata e cercare di valere abbastanza da far credere ancora alle donne che l’amore esiste.

martedì 8 aprile 2014

S.O.S. for men


Rapido prontuario ad uso e consumo di tutti gi uomini

Da quando convivo, ho notato che il mio uomo è spesso in difficoltà nei miei confronti, perché la sensibilità d’animo che mi caratterizza lo sconvolge. Credo sia un problema diffuso, e non solo tra le coppie; pertanto ho scelto di dedicare questo post ad alcune frasi tipiche pronunciate dalle donne nei loro momenti di grande sensibilità, frasi alle quali i compagni –fissi o del momento- non sanno mai come rispondere.

-Non ho niente da mettermi.
Quando la donna che state frequentando si ritrova davanti ad un armadio straripante ed aspetta che voi entriate nella stanza per affermare la frase più falsa mai profferita da una persona umana, siate consapevoli di non avere scampo: non serve a nulla allontanarsi furtivamente, darsi al silenzio stampa, far notare alla donna in crisi che l’armadio sta per esplodere di stoffa, proporre di andare a comprare un abito nuovo. La donna che sente di non avere niente da mettersi addosso, oltre ad essere una grandissima cafona nei confronti di chi davvero non ha vestiti (e lo siamo state tutte, almeno una volta nella vita), non vuole essere consolata, incoraggiata, ignorata, bacchettata. La donna in emergenza vestiti vuole solo che l’uomo le dica cosa indossare, e vuole che la mise sia proprio quella a cui sta pensando lei. Lo so, ciò comporta il fatto che gli uomini abbiano la capacità di leggere nel pensiero. Poco male. Con un po’ di sforzo, capirete da soli che la cosa migliore è consigliare sempre il vestito preferito e, alla fine, chiudere rapidamente la porta di casa prima che lei ci ripensi, accompagnando il gesto con un “Sei bellissima” molto coinvolto.
-Secondo te sono ingrassata?
Attenzione. Attenzionissima. La domanda è chiaramente un trabocchetto. Se affermate il contrario, lei capirà che mentite, e auguri. La donna ingrassata non vuole compassione: vuole riuscire a mettersi a dieta senza che nessuno glielo consigli, illudendosi che l’uomo l’apprezzi comunque per le sue belle forme. Al compagno in questione non rimane che girovagare attorno a una risposta ben calibrata: Ti amo, ma se ti senti un po’ gonfia facciamo una dieta insieme. Io pure ne avrei bisogno! Chissenefrega se siete atletici e magri da far spavento: se la donna necessita sostegno emotivo-gastronomico, dovete starci. Ne guadagnerete in serenità familiare.
-Tua mamma mi odia.
Ragazzi, quando le vostre orecchie udiranno questa lapidaria sentenza, la sola, unica, essenziale risposta dovrà consistere in una difesa a spada tratta della vostra compagna. Non c’è storia, non c’è replica. Se ci tenete ad intrattenervi ancora in senso orizzontale con quella donna, dovrete sfatare il mito della mamma. Benvenuti nel mondo degli adulti.
-C’era anche la tua ex alla festa di ieri sera?
Occhio. La palla è curva: se le dite che c’era e sono passate più di dodici ore dalla fine del party, lei vi distruggerà psicologicamente: e cosa aspettavi a dirmelo? Si vede che non volevi dirmelo! Grazie tante. E adesso come pensi che mi possa sentire??? E via alé.
Se, d’altra parte, le dite che non c’era (e invece c’era. Le ex ci sono sempre), lei saprà con assolutezza che state dicendo una bugia per evitare la scenata di gelosia. Sappiate che così facendo vi state chiamando la scenata a gran voce. Il consiglio che vi offro è quello di essere onesti già prima di recarvi in un posto in cui ci sarà anche la ex, oppure subito dopo. Non importa se, quando tornate, lei sta già dormendo. Svegliatela. Lo apprezzerà. Ancora meglio: scrivetele un messaggio non appena vedete comparire la ex. Anzi, fate una bella cosa, non andate in nessun posto divertente senza la vostra compagna.
-Voglio stare da sola.
La frase giunge solitamente nel bel mezzo di un litigio. La donna, dopo averla pronunciata, scoppia in lacrime, cambia stanza e si butta sul letto con la faccia nascosta dal cuscino. Sappiate che vattene e lasciami sola hanno il significato opposto: corrimi dietro, vieni qui e abbracciami senza lasciarmi mai più. Il da farsi lo capite voi stessi, no?
-A cosa stai pensando?
La donna chiede questo nel momento in cui desidera sentirsi amata: vuole soltanto essere sicura che occupa il posto d’onore nei vostri pensieri. Quindi, non rispondete: alla lista della spesa o a comprare un cellulare nuovo. Rispondete: a quanto sono felice con te. E così la seccate sul nascere.
-Ti amo.
Qui, figli miei, non vi posso aiutare.
L’amore è l’unica cosa sulla quale non si può mentire, fingere, sorvolare. Non potete ignorare le due semplici, spaventose parole, non potete girarci intorno né temporeggiare. In questo, credo che donne e uomini siano perfettamente uguali: conoscono sempre la risposta giusta.

A voi la scelta, guys.

martedì 1 aprile 2014

A crazy evening

Ovvero: tutto quello che ti serve per tramutare una tranquilla serata di primavera in un “party”… senza ritorno!

Certe canzoni…nascono così, canta Vasco (il numero Uno). Anche certe serate, canto io (la numero Uno delle imbecilli).
A volte, quando si è stanche e depresse e si attende l’arrivo di un’amica meno cortese delle altre –che viene ogni mese senza invito, oppure non viene quando la si agogna-, ciò che resta da fare al mondo non è che una cosa: chiamare le amiche.
Anche all’ultimo minuto, anche se non si ha niente in casa… va bene. Andrà bene, perché le amiche saranno messe come noi: incazzate e tristi e, due su tre, in fase premestruale. E’ incredibile come, davanti a un uomo, una donna col ciclo diventi clamorosamente aggressiva, mentre ritrovi tutta la leggerezza che dovrebbe darle Lines è insieme ad altre cinque amiche sballate.
Ogni tanto, vale la pena di sgobbare con le pulizie di casa, ma solo se si ha in programma di ricevere amiche di lì a poco. Tutto ciò che occorrerà per il successo della serata siete voi: e detta così, sembra molto edificante. In tutta onestà, bisogna riconoscere che Yaia non manca mai di portare il necessario per un bacino artificiale di spritz, Glade ci mette del suo e aggiunge il gelato, Sole porta dolci ipercalorici e chi più ne ha più ne metta.
L’ultima volta che ci è capitato, abbiamo mangiato una pizza fatta da me, talmente unta che avremmo potuto usarne le fette come pattìne e scorazzare in giro per la stanza imitando Carolina Costner a Sochi 2014. Ammetto che, a un certo punto della situazione, ciò sarebbe potuto accadere, se il mio sexy architetto non fosse arrivato ricordandoci della propria esistenza.
E’ sempre bello accogliere nuove entry nella compagnia, soprattutto se non c’è una vera compagnia e si viene a creare un gruppo eterogeneo. Quest’anno, al mio portfolio si sono aggiunte Maggiolina e Andrea: ancora non ve le ho presentate, ma scoprirete che sono molto simpatiche, perché sostengono di conoscere ginecologi che consigliano di farsi le canne e perché, quando hanno mal di collo, se lo fanno passare con lo spritz.
L’ultima clausola per ottenere una serata coi fiocchi è che si parli di sesso. Noi, ormai, abbiamo quasi esaurito l’argomento. Dopo, ci sarà solo il nirvana delle chiacchiere.
Che altro? Nulla. Cerette, trucchi, capelli e vestiti… questi i temi di contorno. Ed ogni tanto dateci dentro con il femminismo: non dovete sempre essere d’accordo con la depilazione totale, non è obbligatorio farsi la tinta per coprire i capelli grigi… Non è tutta apparenza, donne lo si è  inside.



martedì 25 marzo 2014

To be or not to be




Quando, nella vita, qualcosa va storto, ci ritroviamo a borbottare frasi che, in teoria, giustificano la sfiga o ci consolano un po’.
Non era il momento giusto.
Non sono contenta di come è andata, ma…
Forse non è destino.
Non sarà la fine del mondo!
Sapete cosa si sente, di queste frasi? Solo la negazione. Non era, non sono, non è, non sarà.
Scuse.
Tutte scuse.
Il nostro cuore lo sa benissimo cosa E’ la realtà: solo che ci piace illuderci.
Io, per esempio, mi illudo che qualche grande casa editrice noti il mio blog poverello e mi proponga un contratto da un milione di dollari. Proverò a impegnarmi e a evitare la negazione: E’ impossibile che ciò avvenga. Devo impegnarmi di più. Allora sì, forse potrei pubblicare. Ma è difficile che succeda a meno che IO non lo faccia succedere (quest’ultimo “non” era inevitabile, per cause di forza grammaticale maggiore!).
Ecco il punto: ci trastulliamo ogni giorno con l’idea di quello che potrebbe essere, che dovrebbe accadere… e se poi non è, non accade, piangiamo.
Con gli uomini e con gli amici è la stessa cosa. Paragonerei le due situazioni alla caduta di un fulmine: uno spettacolo affascinante, potente, spaventoso, di cui, ai bambini, si suole dire che non è niente.
Falso. Diamo alle cose il loro nome: una carica elettrostatica che distrugge tutto ciò su cui si abbatte, producendo un fragore di terremoto, è un fulmine.
Una storia d’amore in cui non c’è più amore è finita.
Un’amicizia in cui solo uno dei due crede è patetica.
Lo so, fa spavento.
Ma è così. Il lampo balugina, noi c’incantiamo a guardarlo, poi il fulmine si abbatte rabbioso e non resta che raccogliere i cocci. C’è qualche occasione della vita in cui non accada? Per questo bisogna imparare sin da piccoli a chiamare le cose col loro nome, per capire meglio, abituarsi: in ogni caso, si soffrirà… meglio sapere a cosa si va incontro. Non serve a nulla chiudere gli occhi, non si evita il dolore girandosi dall’altra parte.
Si spreca solo tempo.
Ricordatevi: ci serve l’E’, non il NON E’.
-Ci vediamo la settimana prossima?
-Non so, ti chiamo io…
Di questa conversazione, bisogna tener conto solo del NON.

Altrimenti sarebbe… altrimenti sarebbe.

martedì 18 marzo 2014

Guardati e dillo: I like me



Chi mi ha conosciuto di persona, sa che la magrezza non è una delle mie caratteristiche prevalenti.
A volte, per consolarmi, mi immagino matrona di una tribù hawaiana, una di quelle che venera le donne grasse, e l’immagine , perlomeno, mi regala un momento divertente.
La realtà è che il problema è tutto nella mia testa: la bilancia della farmacia (sulla quale sono salita dopo vari appostamenti, quando in giro non c’era nessuno) mi ha detto che sono normopeso. A quel punto, mi è crollato il mondo addosso: anni e anni di paranoie straordinarie… non servivano. Non erano necessari, perché, se in alcuni periodi ero un po’ sovrappeso, per la maggior parte del tempo sono stata una persona normalissima.
E allora perché mi sono preoccupata così tanto? Perché lo specchio mi diceva cose diverse da quelle che potevo tranquillamente verificare osservandomi dal vivo? Se tutte le ragazze che conosco hanno lo stesso problema, e ce l’hanno, mi sento di dir loro qualcosina.
Siamo burrose e splendide, come suole affermare l’amica Mirella. A volte non siamo nemmeno burrose, ma comunque splendide. Perdiamo il nostro preziosissimo tempo a cospargerci di creme snellenti come se dovessimo passare dal buco di una serratura strettissima, e non ci rendiamo conto che quel buco di serratura è la nostra vita, e che nessuno ci passa agilmente: non sarà una crema a risolvere la questione.
Magari non sarà nemmeno la crema pasticciera! Ma la mia riflessione è: perché non accettare il fatto che siamo gnocche anche con qualche curva un po’ più accentuata rispetto alle tavole da surf che si vedono sui giornali? I difetti sono belli, mi sono sempre piaciuti… Ci danno modo di crescere, perché se ci manca qualcosa siamo costretti a notarlo, a indagare su noi stessi, a ricercare quel particolare che ci sfugge… Oppure, siamo costretti a farne a meno e a vivere un’esistenza dignitosa con ciò che ci è toccato.
A me sono toccate braccia da scaricatore di porto, capelli fiacchi, occhi da talpona e fianchi da gallinotta, e vi assicuro che vivo una vita molto più che dignitosa: dignitosa a bomba. Sì,  a ventotto anni, finalmente, riesco a dirmi: mi piace quello che ho. I like me. Chissenefrega del fianco da gallinotta… E’ un fianco, perdio, non è mica un corno in mezzo alla fronte! (Sarei carina in versione unicorno? O minipony?)
Trasportando la questione sul terreno uomini, cosa che mi infastidisce alquanto, vi posso garantire che quei beoti non fanno caso al braccio penzolante o al pelo superfluo: quando si arriva al momento X, a loro interessa solo una cosa, e non fa nulla se per arrivarci devono usare un tom tom da quanto siete larghe. Il loro problema non è trovare una donna figa, ma trovare una donna –anche se la frase poteva avere risvolti differenti. E con che criterio stabiliamo chi lo è e chi non lo è? Credo che, in certi momenti, un bel travestito sia più donna di me.
A ognuno piace qualcosa di diverso, ma siccome non possiamo conoscere i gusti di ogni singola persona che cammina sul pianeta, tanto vale darsi una calmata e piacersi. Uno lo nota, se ti fai schifo: meglio sistemarsi per benino, scegliere un vestito che ci faccia sentire al settimo cielo e, prima di uscire di casa, pensare a quanto è fico vivere. In questo modo, i chili di troppo dovrebbero risultare esaltati dalla nostra personalità travolgente.
E forse si rischia perfino di trovare un uomo che ha bisogno di indicazioni stradali.

Rimettetelo al mondo, babies.

martedì 11 marzo 2014

LA RUBRICA DELLE WEEKAVVENTURE


Torna a grande richiesta (mia) la Rubrica delle Weekavventure. Condividiamo con ironia le traversie di ogni giorno!

LUNEDì ho dovuto riportare in classe una delle mie giovani alunne a cui insegno italiano, perché non mi ascoltava nemmeno di striscio. E’ stata una dura lotta, ma se avessi ceduto a metà strada mi avrebbe guardato con lo stesso rispetto che un infante nutre per il proprio vasino. Ce l’ho fatta, tra lusinghe e minacce, sudando tanto che neanche una lezione di spinning…
MARTEDì ho incontrato la giovane alunna al supermercato. Mi è corsa incontro e ci siamo lanciate l’una nelle braccia dell’altra chiedendoci scusa reciprocamente e promettendoci amicizia eterna.
MERCOLEDì ho provato i bastoncini di salmone. Il merluzzo e il salmone sono la stessa cosa? Perché i bastoncini di salmone hanno lo stesso identico sapore degli altri. Ora, non so se il merluzzo risalga la corrente allo stesso modo del suo roseo amico affumicato, ma il mio palato ha gradito e mi è balenata l’idea che potrei dimagrire mangiando solo bastoncini rosa, d’ora in poi. (Quanti pesci in questo paragrafo! Provate a trovarli: oltre al salmone e al merluzzo ne ho inserito un altro a tradimento! Che mattacchiona che sono.)
GIOVEDì sono andata dalla sarta, le ho abbracciato le ginocchia e l’ho implorata di aiutarmi con il mio vestito da sposa. Dovrò combattere per le scarpe e per la pettinatura (non vorrei ritrovarmi con una cofana di sei metri e dei riccioli da quacchero sulle tempie) ma credo di averla convinta nel momento in cui l’ho messa al corrente dei miei quattro lavori precari e della mia forte miopia.
Altri direbbero semplicemente che le ho fatto pietà.
VENERDì ho guardato il film Ho voglia di te ed ho avuto un pensiero solenne per tutte le braccia rubate all’agricoltura che adesso lavorano nella cinematografia.
SABATO ho battuto il mercato –anche se detta così sembra che ne abbia ricavato del denaro facile. In realtà, ho speso qualche obolo per un adorabile vestitino: è incredibile quanta gioia mi dia l’acquisto di un abito così semplice, firmato AL..mani. Devo avere qualche problema mentale a riguardo, una specie di cleptomania sbagliata (visto che non so rubare… mannaggia. E sì che sono italiana…).
SABATO sera sono uscita con Yaa -che era di pessimo umore- Glade e Sole. Siamo finite in una pizzeria con Karaoke e l’umore di Yaia è definitivamente precipitato quando una coppia (intonata come un capannone pieno di asinelli affamati) si è massa a cantare ‘O sarracino.
DOMENICA ho mangiato tre pasticcini che erano una follia omicida di bontà; poi sono andata dai miei nipoti e abbiamo giocato al mimo per tutta la sera. Se dieci anni fa mi avessero detto che mi sarei ridotta così, non avrei creduto a una sola parola, però che forte sono al mimo?! Nessuno saprebbe battermi nell’imitazione di una giostra calcinculo.
Son soddisfazioni.


martedì 4 marzo 2014

ABITO DA SPOSA (ESAUSTA) CERCASI


Non lo credevo possibile, davvero, non lo credevo affatto possibile.
Ma… sì: alla fine, la follia da abito da sposa ha preso anche me ed ora sono in un mare di guai di chiffon.
La malattia me l’ha trasmessa mia mamma, è evidente, ma il contagio non è avvenuto repentinamente. No. La cosa si è infilata subdola nella mia tranquilla esistenza, mi ha limato ai fianchi per mesi ed infine… BAM ! Dieci giorni fa circa sono crollata.
Vuoi perché ero ammalata sul serio, quindi debilitata, debole nel corpo e nello spirito, vuoi per una remora mia nel dire No a mia madre, piissima donna: fatto sta che ho detto yes al primo atelier e da allora è una lotta col coltello tra i denti per non lasciarmi convincere a comprare un vero “vestito da sposa”.

Perché io, ragazzi e ragazze, non sono così, non sono SPOSA. Non mi si addice l’abito di una tinta candida: a me questo aggettivo fa venire subito in mente una malattia venerea. Non indosserò mai una di quelle mongolfiere ribaltate e rivestite di raso: va bene che è carnevale, ma per maggio vorrei essere uscita dal tunnel.
Dico queste cose con il massimo rispetto nei confronti di chi ha scelto quella che io ho definito mongolfiera ribaltata. Ognuno ha il sacrosanto diritto di mettersi addosso ciò che preferisce nel giorno del suo matrimonio, così come in ogni altro giorno della propria vita. Detto questo, ora vi faccio l’elenco dei modelli che ho provato io e del perché adesso mi sento male.
Abito a sirena. L’ho provato per far piacere al mio futuro marito. Lui, pur essendo architetto, non ha la minima idea di cosa sia la regola aurea che stabilisce le giuste proporzioni di qualsiasi figura, altrimenti non avrebbe proposto a una donna alta un metro e una gatta di polvere di infilarsi un vestito adatto solo al corpo della Nike di Samotracia. Comunque, l’ho fatto lo stesso, mi sono strizzata fino all’inverosimile ed il risultato allo specchio era pari alla resurrezione di Lazzaro: sembravo una mummia di pessimo umore invecchiata di cinquant’anni.
Abito corto: l’unico che mi abbia dato un po’ di soddisfazione. Alcuni però eran così gonfi che avrei potuto spiccare il volo alla prima brezza di primavera. Ok nascondere i fianchi, ma non voglio sembrare un bignè viola.
Abito alla Kate Middleton. Maniche in pizzo, gonna a trapezio. Velo. Glade mi ha detto che sembravo Santa Lucia.
Abito con scollo all’americana. Voi tutti sapete quanto io sia carente di senato, sul davanti del mio petto. Bè, posso assicurarvi che lo scollo all’americana imbottito fa miracoli. Anche troppi. Mio padre si è spaventato e ho dovuto toglierlo in gran fretta.
Abito in stile impero. Sembravo gravida.
Abito romantico con capello appositamente raccolto dalla commessa: mi mancava solo l’aureola. La mia espressione nauseata ha rovinato l’effetto, sicuro.
Abiti colorati: ne ho provati di Armani, di Alberta Ferretti… naturalmente, in un outlet. Uno mi stringeva sulla pancia, un altro era troppo sbracciato…
Insomma, a quanto pare, per ora l’abito dei miei sogni esiste solo nella mia testa e su un foglio stropicciato. Forse mi interessa poco di ciò che indosserò mentre sposo l’uomo perfetto che è l’architetto sexy, o forse mi interessa troppo!
Ma ecco che mi chiamano… è la sarta…
Chi vivrà, vedrà.